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Celebrando David Bowie: 10º anniversario della sua morte

Aggiornamento: 22 feb

Il 10 gennaio di quest’anno abbiamo ricordato il decimo anniversario della scomparsa di un artista a tutto tondo: David Bowie.

David Bowie, all'anagrafe David Robert Jones, non fu un semplice cantautore, ma anche un attore, registra, produttore e polistrumentista. Non compose solo musica monumentale; altrettanto importanti furono i suoi gesti di ribellione nei confronti della società, tramite manifestazioni anche se piccole, sempre non-violente.


Qual è la storia di una personalità di così grande spicco?


David è nato a Brixton, Londra, l'8 gennaio del '47, figlio di un impiegato, veterano di guerra. Suo fratello, affetto da schizofrenia, lo avvicinò alla musica: jazz e rock and roll. Quando ricevette il suo primo sassofono, a 12 anni, iniziò anche a studiare musica. All'età di 15 anni, durante una rissa, ebbe una lesione, all'occhio sinistro, che gli fornì un'apparente eterocromia, lasciando la pupilla sempre dilatata. A partire dal 1963, fece parte di alcune band, cominciando dai Davi Jones e dai King Bees, senza però guadagnare fama; nel 1969, così, decise di intraprendere la carriera da solista.


Prima del successo, la sua personalità era già nota a causa di alcune apparizioni in televisione; nella prima, avvenuta nel 1964, in un'intervista della BBC, David presentò "L'Organizzazione per la Prevenzione della Crudeltà Verso gli Uomini con i Capelli Lunghi", da lui recentemente fondata: il suo era un atto satirico e di protesta contro la mentalità chiusa della società del tempo, nella quale erano presenti pregiudizi e discriminazioni nei confronti degli uomini che portavano i capelli lunghi, un tema che rifletteva il filone di ribellione giovanile, presente in quegli anni.


Il 2 giugno 1969, Bowie pubblicò il suo secondo album, "Space Oddity", ispirato al film "2001 Odissea nello Spazio" di Stanley Kubrick; la canzone fece subito discutere, perché parlava di una tragedia di un astronauta che moriva, dopo una passeggiata nello spazio, in orbita intorno alla Terra. Si pensava che la canzone portasse sfortuna, dato che, a breve, ci sarebbe stato il primo sbarco dell'uomo sulla Luna; quindi, fu rimossa dalla radio, per alcuni mesi.


Nel 1970, David sposò Angela Barnet e rilasciò l'LP "The man who sold the world". La cover dell'album era stata censurata negli Stati Uniti, perché aveva destato scalpore: infatti, ritraeva l'artista in abiti femminili. La carriera di Bowie ebbe una svolta ancora più anticonformista quando, nel 1971, lanciò il disco "Hunky Dory" e affermò di essere bisessuale; a questo, seguì un completo supporto alla comunità LGBT, di cui egli fu grande esponente.


Coerente con la sua personalità irriverente c'era la tendenza dell'artista a creare personaggi che egli stesso interpretava sul palco; nel 1975, gli fu inoltre proposta la parte di protagonista nel film "L'uomo che cadde sulla Terra".


Nel 1977, Bowie pubblicò un album, forse il più importante per la sua carriera: "Heroes". La canzone omonima parla dell'amore di due ragazzi di Berlino, divisi però dal Muro; divenne un inno di speranza per i ragazzi di Berlino Est. Nel 1987, fece tappa a Berlino, nel suo tour; il concerto si svolse con il palco schiacciato al muro: aveva 85000 persone davanti e 15000 dietro, dall'altra parte del Muro. Durante "Heroes", dedicò la performance a tutti i ragazzi che si erano battuti, pur di ascoltare il concerto da Berlino Est, girando le casse verso la parete.


Oltre ai numerosi successi musicali degli anni Ottanta, Bowie prese parte a un film fantasy, oggi definito cult: “Labyrinth”. Nella pellicola egli interpretava sia l’enigmatico re dei Goblin sia Jareth, il principale antagonista; inoltre, Bowie scrisse e produsse la colonna sonora del lungometraggio. Le sue canzoni rilasciate dopo il 2000 non ebbero lo stesso successo e nessuna di esse divenne un classico.


Nonostante ciò, la sua carriera musicale continuava ad altissimi livelli con tour e concerti. Tristemente il suo ultimo show fu proprio in uno di questi eventi, l’”A Reality Tour”, durante il quale Bowie si trovò a dover affrontare le conseguenze dell'abuso di sostanze continuato: all’Hurricane Festival di Scheeßel, infatti, il 25 giugno del 2004, David venne ricoverato d’urgenza ad Amburgo per una complicazioni al cuore. Quella sera ebbe un infarto. Dopo questo evento morì il personaggio pubblico del cantante: non si esibì più nei concerti, né rilasciò interviste.


Solo nel 2013 tornò nel mondo della musica, con l’album “The Next Day”, e separò nettamente la sua vita privata da quella da artista. Nel corso dei tre anni successivi Bowie lavorò a due grandi progetti: il nuovo album “Blackstar” e il musical basato sulle sue vecchie canzoni “Lazarus”. Passò più tempo con i suoi figli, Duncan Jones, nato nel 1970, oggi un regista (il cui film più famoso è “Moon”, una pellicola di fantascienza che ricorda molto la musica del padre negli anni Settanta), e Alexandria, nata nel 2000.


Il 10 gennaio 2016, un mese dopo il debutto di “Lazarus” e soli due giorni dopo l’uscita di “Blackstar”, David morì, a causa di un cancro al fegato, diagnosticatogli solo l’anno prima. Il suo ultimo progetto musicale diventò, dopo la sua scomparsa, la testimonianza di un uomo che sapeva di non avere ancora tanto tempo, la sua riflessione e l'accettazione della malattia e della morte. E' proprio questo che rende peculiare e molto più triste l’ultimo album di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.


Rivoluzionario, a tutto tondo, con una personalità di spicco sempre pronta a dedicarsi agli oppressi: il suo impegno e la sua musica sono d'ispirazione ancora oggi e la sua opera influenza tuttora gli artisti contemporanei.



Probabilmente, se non avessimo avuto Bowie, oggi l'arte sarebbe diversa.


Scritto da Martina Ciapanna e Patrizio Boscato

Revisionato da Alessandro Zuccato

Pubblicato da Alessandro Sanguigni



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