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"10 giugno 1924": uno spettacolo che lascia il segno

  • 26 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 3 mag

Lo spettacolo "Diecigiugnoventiquattro", scritto e diretto da Giancarlo Loffarelli e portato in scena dalla Compagnia Le Colonne, vincitore del "Premio Giacomo Matteotti 2024", è un modo originale e coinvolgente, per avvicinare una pagina molto importante della storia italiana legata alla figura di Giacomo Matteotti. Invece di raccontare direttamente la vicenda politica del deputato socialista, lo spettacolo sceglie un punto di vista insolito: quello della domestica di casa Matteotti, Maria, costantemente affiancata dalla moglie del politico, Velia.


Questa scelta narrativa, insieme ai rimandi frequenti tra flashback e presente, rende la storia più umana e vicina, permettendo allo spettatore di osservare gli eventi attraverso gli occhi di una persona comune e di un contesto familiare. La domestica non è una protagonista reale della vicenda ufficiale, ma, proprio per questo, diventa una testimone particolarmente interessante.


Attraverso i suoi ricordi e le sue riflessioni, lo spettatore entra nella vita quotidiana della famiglia Matteotti: piccoli gesti, abitudini domestiche, conversazioni ascoltate quasi per caso. Il punto di vista femminile contribuisce a portare la figura di Matteotti meno distante e più reale, consentendo di mostrarne non solo il carattere di politico coraggioso che denunciò le violenze del Fascismo, ma anche il sentire dell'uomo, nella sua dimensione privata. Il racconto a due voci, della cameriera e della consorte, è attraversato da un misto di ammirazione, preoccupazione e paura. Man mano che la situazione politica si fa più tesa, anche il clima dentro la casa cambia: si percepisce l'ombra crescente del regime e il rischio che corre chi ha il coraggio di opporsi. In questo modo, lo spettacolo riesce a trasmettere non solo i fatti storici, ma soprattutto il clima di inquietudine e di pericolo che si respirava in quegli anni.


Uno degli aspetti più riusciti della rappresentazione è proprio la capacità di unire storia e quotidianità. Gli avvenimenti legati all'assassinio di Matteotti, avvenuto nel 1924, dopo la sua denuncia dei brogli elettorali e delle violenze fasciste, non vengono raccontati come un semplice fatto da manuale, ma come qualcosa che sconvolge la vita delle persone attorno a lui. La domestica diventa, quindi, il simbolo di tutti coloro che, pur non essendo protagonisti della politica, hanno vissuto in prima persona le conseguenze di quel periodo storico.


Dal punto di vista teatrale, lo spettacolo è essenziale eppure efficace: la scena semplice e il racconto diretto permettono di concentrarsi soprattutto sulle parole e sulle emozioni. Questo stile rende la narrazione ancora più intensa, perché lascia spazio all'immaginazione dello spettatore e alla forza del racconto.


Lo spettacolo della Compagnia Le Colonne riesce a raccontare la figura di Giacomo Matteotti in modo originale e significativo. La scelta di utilizzare un punto di vista "dal basso", intimistico e popolare, reso anche con la scelta, non banale, del dialetto romanesco della governante, non solo rende tutta la narrazione più coinvolgente, ma aiuta anche a far comprendere meglio il valore del coraggio umano, civile e dell'impegno politico. Per gli studenti - e per tutti gli spettatori - rappresenta un'occasione interessante, per riflettere su un momento fondamentale della storia italiana e su quanto è importante difendere la libertà e la democrazia, anche quando questo comporti grandi rischi.



Recensione a cura di Maria Sofia Esposito e Sara Chianca

Contributo grafico di Matteo Mastella e Cristiano Di Pinto

Pubblicazione di Alessandro Zuccato

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