Recensione - Quattro presunti familiari
- 3 mag
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Aggiornamento: 9 mag

Il romanzo Quattro presunti familiari di Daniele Mencarelli è un noir atipico (giallo psicologico) che unisce il mistero dell'indagine a una forte riflessione sui sentimenti e sulla psicologia dei personaggi. La storia comincia con il ritrovamento di uno scheletro in un bosco vicino al paese di Norma, in provincia di Latina. I carabinieri iniziano subito le indagini per capire chi sia la vittima e convocano quattro persone che potrebbero essere suoi parenti, per confrontare il DNA.
Per comprendere meglio il romanzo, è utile conoscere qualcosa in più sull'autore. Daniele Mencarelli è nato a Roma nel 1974 ed è considerato una delle voci più intense della narrativa italiana contemporanea. Prima di affermarsi come romanziere, è stato soprattutto poeta: questa formazione si riflette nel suo stile, molto attento alle parole, alle immagini e alle emozioni.
La sua scrittura è fortemente autobiografica e spesso affronta temi difficili come la sofferenza interiore, la dipendenza, la fragilità psicologica e la ricerca di senso. Questi elementi emergono chiaramente anche in opere precedenti come La casa degli sguardi, ispirata alla sua esperienza personale, e Tutto chiede salvezza, che racconta il ricovero di un giovane in un reparto psichiatrico e da cui è stata tratta anche una serie TV di successo su Netflix.
Mencarelli ha ricevuto diversi riconoscimenti importanti, tra cui il Premio Strega Giovani, che conferma il valore della sua scrittura soprattutto tra i lettori più giovani. Nei suoi libri, più che la trama in sé, conta il percorso emotivo dei personaggi: per questo, anche in Quattro presunti familiari, il mistero diventa quasi un pretesto per esplorare ciò che accade dentro le persone.
Lo stile di Mencarelli è profondo e riflessivo: anche se all'inizio sembra un classico giallo, con il passare delle pagine diventa soprattutto una storia umana, ricca di emozioni; l'atmosfera è spesso triste e intensa, ma lascia comunque spazio alla speranza e alla ricerca della verità. La narrazione è piuttosto lenta, ma volutamente: l'autore si sofferma sui dettagli, arrivando a descrivere anche un solo giorno per molte pagine. Questo permette al lettore di entrare davvero nella mente dei personaggi. Allo stesso tempo, però, lo stile resta scorrevole e coinvolgente, tanto da spingere a continuare la lettura senza fermarsi.

I temi più importanti del libro sono il dolore per una perdita, le malattie mentali, il senso di colpa, la violenza, la responsabilità, le reazioni davanti alle difficoltà e la possibilità di cambiare e trovare una forma di redenzione.
L'autore riesce a far capire bene cosa provano i protagonisti: le loro paure, i sensi di colpa e le difficoltà. La storia è coinvolgente, perché non seguiamo solo i familiari, ma anche i loro stati d'animo. Un altro aspetto interessante è il racconto della vita nelle caserme. Non è un argomento molto trattato nei libri, quindi è ancora più interessante. Vengono mostrati i problemi, le tensioni e i rapporti tra le persone, in modo realistico. Inoltre, il libro non è proprio un giallo classico. Anche se c'è un mistero, la cosa più importante non è scoprire la verità, ma capire le persone. E' un libro adatto soprattutto a coloro che frequentano il liceo delle scienze umane, perché fa riflettere sul comportamento degli individui e sulle loro relazioni: è una lettura interessante e profonda che fa pensare, anche dopo aver terminato il libro, nonostante il ritmo piuttosto lento, e che riesce comunque a coinvolgere profondamente il lettore.

È un romanzo ricco di momenti di suspense e affronta altri temi molto intensi e attuali, come il difficile rapporto con se stessi e la vita nelle forze armate. Questi elementi rendono la narrazione complessa e allo stesso tempo molto realistica. Si rimane particolarmente sconvolti dal finale: la scoperta che il cadavere appartenesse alla signora Parini coglie completamente di sorpresa. Durante il corso della storia, infatti, ogni personaggio sembra avere un legame con quel corpo e lo rivendica come proprio, creando un forte senso di mistero e tensione.
Si spera fino all'ultima riga che quel corpo appartenga, in realtà, alla madre di Lucio, morta quando era ancora piccolo. Sarebbe stato, in qualche modo, un momento di chiusura per lui, un'occasione per darle finalmente un ultimo saluto, ma alla fine sia lui che i coniugi Martelli non hanno avuto la possibilità di dare fine alla loro sofferenza.
Ciò rende il finale ancora più toccante e, allo stesso tempo, amaro.
Scritto da Cristina Battista e Noemi Cimaroli





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