100 anni di Pirandello: il labirinto dell’identità
- 9 mag
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Esattamente un secolo fa, tra il 1925 e il 1926, faceva la sua comparsa definitiva nelle librerie uno dei romanzi più importanti del Novecento: Uno, nessuno e centomila. Luigi Pirandello lavorò a questo libro per oltre quindici anni, definendolo il suo romanzo più amaro ma anche il più profondo. Fu inoltre l’ultimo romanzo pubblicato dall’autore prima della sua morte e rappresenta la sintesi perfetta del suo pensiero filosofico.

Tutto inizia da un dettaglio banale. Un giorno, la moglie del protagonista, Vitangelo Moscarda, gli fa notare che il suo naso pende leggermente verso destra. Questa osservazione lo manda in crisi: Vitangelo si rende conto che lui si vedeva in un modo (“Uno”), mentre gli altri lo vedevano in modi diversi, a seconda del loro punto di vista (“Centomila”); di conseguenza, lui non era nessuno di preciso (“Nessuno”).

Pirandello usa questa storia per spiegarci alcuni concetti profondi, ma ancora molto attuali:
La maschera: ognuno di noi indossa una “maschera” diversa a seconda di chi ha davanti e spesso dimentica chi sia davvero sotto queste maschere.
La crisi dell’identità: è impossibile conoscersi davvero se dipendiamo continuamente dal giudizio degli altri.
L’incomunicabilità: è difficile farsi capire dagli altri, perché ciascuno interpreta le nostre parole a modo proprio.
Perché è ancora attuale dopo un secolo?
Oggi viviamo in un mondo in cui creiamo continuamente versioni diverse di noi stessi su Instagram, TikTok e altri social. In un certo senso, siamo tutti “centomila” profili diversi. Rileggere Pirandello oggi ci aiuta a riflettere su quanto tempo passiamo a cercare di compiacere l’immagine che gli altri hanno di noi, perdendo di vista la nostra vera essenza.
Festeggiare i cento anni di quest’opera non significa soltanto ricordare un vecchio libro di scuola, ma celebrare un’idea che ha cambiato il modo in cui vediamo noi stessi. In fondo, siamo tutti un po' Vitangelo Moscarda.

"Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé?"
— Luigi Pirandello
Scritto da Sara Agresti e Sara Tassini
Pubblicato da Jacopo Bono





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