Dalle tracce del passato per comprendere il presente: "Darwin Day"
- 27 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 6 mag

Il progetto d’Istituto “Darwin Day” è culminato, giovedì 12 marzo 2026, nell'iniziativa svolta nell'Auditorium del Liceo “Leonardo da Vinci", organizzato dalla professoressa Elisabeth Selvaggi del Dipartimento di Scienze Naturali, per parlare delle ultime scoperte in campo preistorico nel territorio pontino. La scuola ha ospitato l’archeologo Flavio Altamura, il dottor Antonio Borrani e Lorenzo Ceruleo, per introdurre il mondo della preistoria agli studenti.

Charles Robert Darwin è stato un biologo, naturalista, geologo ed esploratore britannico. Ė l’uomo grazie a cui conosciamo la teoria scientifica che sostiene l’evoluzione della specie nel tempo, attraverso un lento processo di cambiamento. Questa teoria, descritta nel libro “The origin of species - L’origine della specie”, presenta elementi come la variabilità dei caratteri, l’adattamento all’ambiente, l’ereditarietà dei caratteri innati e l’isolamento geografico, permettendoci di comprendere meglio i nostri antenati e aiutandoci a rintracciare come essi siano adattati a un ambiente preistorico.
L’archeologo Flavio Altamura ci ha portato nel Pleistocene, un’epoca interessata dall’alternanza di periodi caldi e freddi in cui avviene l’evoluzione del genere Homo. Questo periodo va da 2,58 milioni a 11 mila anni fa. Qui abbiamo visto l’Homo Heidelbergensis, considerato il padre dell’Homo Sapiens e Neanderthalensis, chiamato anche Uomo di Neanderthal, un genere che evolve dall'Homo Heidelbergensis ed è il genere di cui abbiamo più traccia, una specie sviluppata soprattutto in Africa, che trasmigra in Europa. Le loro tracce sono state trovate nella zona pontina. Nella Torre del Grillo e nel Quartiere delle anfore (Roma), sono stati trovati degli strumenti di caccia (bifacciali e chopper), realizzati soprattutto in pietra, che risalgono al Paleolitico inferiore (circa più di trecentomila anni fa): queste testimonianze dimostrano che l'Homo Heidelbergensis era cacciatore e raccoglitore.

Altre tracce, che appartengono al Paleolitico medio (tra trecentomila e quarantamila anni fa), ci fanno capire che l’Uomo di Neanderthal era bravo ad adattarsi a diverse situazioni climatiche che lo circondavano e che, pur essendo cacciatore e raccoglitore, si spostò tanto.
Ma come era fatto l’uomo di Neanderthal? Aveva un aspetto simile a noi?

Rispetto a noi (Homo Sapiens) l’uomo di Neanderthal appare con tratti più spigolosi. Tuttavia, Sapiens e Neanderthal condividono oltre il 99,5% del patrimonio genetico, visto che discendono entrambi dall'Homo Heidelbergensis e quindi le due specie possono essere considerate imparentate: l’uomo di Neanderthal era più basso, robusto e muscoloso rispetto a noi e con un cranio allungato; aveva anche una postura più incurvata e un cervello più grande del nostro. C'è da chiedersi come evolverà ancora l'Homo Sapiens sapiens....

Scritto da Navjeet Kaur
Revisionato da Gioia Valenti, Martina Ciapanna e Patrizio Boscato
Pubblicato da Alessandro Sanguigni





Commenti