La nuova Maturità 2026: cosa cambia con la riforma Valditara
- Fuoriregistro
- 29 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 22 feb
Ritorno al passato?

La scuola italiana sta per affrontare una nuova Maturità: dal 2026 l’esame finale torna alla denominazione originale, con regole diverse rispetto agli ultimi anni. L’obiettivo del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è dare più valore alla prova e rendere la valutazione degli studenti più chiara e significativa.
Una delle novità principali riguarda il colloquio orale: infatti, la prova d'esame sarà strutturata su quattro discipline individuate dal Ministero entro il mese di gennaio (forse?). In questo modo si vuole favorire un dialogo più approfondito su argomenti chiave del percorso scolastico. Importante è l'obbligatorietà di partecipare al colloquio: non ci sarà la possibilità di rifiutarsi o di fare "scena muta" davanti alla Commissione, poiché si rischierebbe la non idoneità all'esame. Questa misura nasce anche in risposta alle proteste di alcuni maturandi che, negli ultimi anni, si sono rifiutati di sostenere l'orale.

La valutazione finale terrà conto non solo delle prove scritte e del colloquio, ma anche delle competenze raggiunte in Educazione Civica e delle esperienze di Formazione Scuola-Lavoro svolte nel triennio. Inoltre, alla luce della nuova legislazione, che prevede l’impossibilità per gli studenti di conoscere l’esito delle prove scritte prima di affrontare l’esame orale, si delineerebbe un fattore di forte tensione emotiva. Tale disposizione priverebbe, infatti, i candidati di un riscontro fondamentale sul proprio rendimento, alimentando uno stato di incertezza che può tradursi in ansia e insicurezza. L’impossibilità di valutare l’andamento delle prove già sostenute potrebbe impedire agli studenti di calibrare adeguatamente la preparazione per il colloquio orale, rendendo l’intero percorso d’esame percepito come più opaco e imprevedibile.

Un ulteriore elemento ansiogeno è rappresentato dal fenomeno noto come “Toto maturità”, una pratica ormai diffusa, che consiste nel formulare ipotesi e previsioni sulle possibili tracce della prova di italiano e sulle materie che potrebbero essere oggetto del colloquio orale. Questo meccanismo, sebbene nasca dal desiderio di ridurre l’incertezza, finisce spesso per accentuarla: gli studenti, concentrandosi su congetture e scommesse, rischiano di trascurare una preparazione organica e approfondita, vivendo l’attesa dell’esame come una competizione dominata dal caso più che dal merito. Di conseguenza, l’ansia non deriverebbe solo dalla difficoltà intrinseca delle prove, ma anche dalla possibile pressione psicologica generata da attese e timori, spesso amplificati dal confronto continuo con coetanei e mezzi di informazione e dalle aspettative dell'ambiente familiare.
“Maturità”, termine ripreso per sottolineare il significato formativo di questo momento...
...ma, come sempre, tutto dipende dalle persone.
Scritto da Giuseppe De Angelis e Matteo Mastella
Pubblicato da Jacopo Bono




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