Oltre il test d’ingresso: le ombre del nuovo sbarramento a Medicina
- Fuoriregistro
- 6 feb
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Aggiornamento: 22 feb

Il nuovo sistema di accesso a Medicina per l'anno 2025/2026, basato sul cosiddetto "semestre filtro", sta delineando un quadro preoccupante per il futuro della formazione medica in Italia. Quella che doveva essere una riforma capace di superare le criticità dei vecchi test d'ingresso si potrebbe rilevare un meccanismo caotico che esaspera le disuguaglianze e compromette la qualità dell'apprendimento. Il problema principale risiede in un programma vastissimo riassunto in soli tre mesi: una corsa contro il tempo che trasformerebbe l'Università in un "esamificio", dove la velocità di memorizzazione conta più della reale comprensione umana e scientifica.
Questa incertezza è alimentata dall'assenza di un testo di riferimento unico a livello nazionale, che lascia ogni ateneo libero di procedere in autonomia, rompendo il principio di equità tra gli studenti. Mentre, nelle Università pubbliche, i giovani affrontano questo percorso a ostacoli, il settore privato continua a offrire canali d'accesso più lineari, creando un sistema a due velocità che privilegia chi ha maggiori risorse economiche. Per migliaia di ragazzi, il rischio concreto è quello di un anno perso, un vuoto curricolare che ha già scatenato proteste e mobilitazioni in tutto il Paese.

A rendere ancora più amaro questo scenario sono i costi e le regole rigide imposte dai bandi. Per partecipare al semestre, ogni studente deve versare un contributo forfettario di 250 euro entro il 25 luglio. Questa cifra, che scende solo in base all'ISEE, non è un semplice deposito: se lo studente non supera la selezione, i soldi non vengono restituiti, trasformando il "sogno del camice bianco" in una scommessa economica non rimborsabile.
Il vero sbarramento arriva, però, a fine novembre. Per sperare di proseguire gli studi al secondo semestre, non basta iscriversi: occorre superare tre esami cruciali — Chimica, Fisica e Biologia — con un voto minimo di almeno 18/30 in ciascuna prova. I test nazionali prevedono inoltre una penalità di -0,25 punti per ogni errore, secondo la modalità standard dei TOLC, rendendo ogni risposta sbagliata un potenziale macigno sulla carriera del candidato.

Solo chi riuscirà a ottenere un punteggio altissimo potrà scalare la graduatoria nazionale di merito e occupare uno dei posti disponibili. Per tutti gli altri, l'unica alternativa sarà ripiegare su un "corso affine" scelto al momento dell'iscrizione, confermando come questo nuovo sistema sia, nei fatti, un filtro durissimo che mette a dura prova le aspettative di un'intera generazione. Tutto questo potrebbe essere un incentivo che potrebbe facilitare il dirottamento verso quello che una formazione universitaria privata sembrerebbe offrire agli alunni: sicurezze e certezze maggiori, durante tutto il percorso di studio, quali, ad esempio, la presenza di tutor, che seguono molto i ragazzi, mentre nelle Università pubbliche si assiste spesso ad aule riempite da 300/400 studenti e anche per un professore diventa impossibile riuscire a seguire una moltitudine tale di alunni.
Pagare potrebbe portare a solo un ricordo di quello che è il diritto nazionale che garantisce una istruzione pubblica e un percorso di studi totalmente proprio e sentito.
Scritto da David Di Nella e Vittoria Zandonà
Revisionato da Giuseppe De Angelis
Pubblicato da Emanuele Casale




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